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Mercati efficienti e bolle speculative: cicli economici, finanza e psicologia

Introduzione

Parte I. Speculazione e cicli economici

Parte II. Finanza e Psicologia

Parte III. Mercati efficienti: teoria e pratica

Teoria ed implicazioni

Bolle Razionali I

Bolle Razionali II

Analisi Fondamentale

Metodo dei flussi di cassa

Attualizzazione dei dividendi, e tassi di crescita

Metodo dei multipli

Il rapporto P/BV

Le opzioni reali

L'analisi delle serie storiche

Analisi del trend

L'ipotesi di stazionarietà

Modelli AR, MA e misti: l'analisi Box-Jenkins

Test formali di correlazione: Durbin-Watson

L'analisi di cointegrazione

EMH: L'evidenza del contrario

La teoria del Caos: frattali a Wall Street

Le anomalie più conosciute

"Over/under-reaction" degli operatori

La questione volatilità

La "volatility clustering"

Evidenza statistica: il fenomeno della Mean Reversion

Riscontri dall'analisi "Level AR"

Strategie per battere il mercato: "contrarian" e "momentum"

I supporti e le resistenze dell'analisi tecnica

L'uso delle medie mobili

Il ruolo della politica monetaria

La "Greenspan Option"

Considerazioni finali

Riferimenti bibliografici

Mercati efficienti e bolle speculative: cicli economici, finanza e psicologia

Il rapporto P/BV

Questo quoziente fornisce un dato estremamente indicativo, mettendo in relazione la valutazione di mercato di un titolo, con il suo valore contabile, e rivelando immediatamente con un numero se il mercato sovrastima o sottostima l’attività in questione. Il valore contabile del capitale proprio è quello ottenuto con la differenza tra i valori contabili dell’attivo al netto degli ammortamenti, e le passività.

Naturalmente il prezzo di mercato tende ad essere più alto del valore contabile, dal momento che include aspettative circa il futuro, tuttavia succede spesso di incontrare azioni valutate meno del valore di libro. I vantaggi di questo rapporto sono diversi, infatti fornisce una stima semplice ed intuitiva, in grado di sostituire per certi versi l’utilizzo dei complessi calcoli legati all’attualizzazione dei flussi di cassa. Inoltre a parità di criteri contabili utilizzati è facile ed indicativo paragonare i rapporti P/BV di diverse aziende dello stesso settore.

Infine tra i vantaggi più evidenti c’è la possibilità di valutare titoli con utili negativi, cosa che non è possibile fare con il rapporto P/E. Tra gli svantaggi spiccano invece l’utilizzo di differenti sistemi contabili, che possono rendere inutili i raffronti, e la difficoltà riscontrabile nella valutazione di aziende di servizi, le quali contabilmente offrono attivi inconsistenti.

Figura 13. Rapporto P/BV e ROE per 15 titoli del Dow 30, ad Aprile 2002.

Perché l’indice P/BV possa esprimere il massimo della sua significatività, è senz’altro auspicabile affiancarlo ad un altro dato: il ROE. Questo perché alla base di entrambi gli indici c’è il valore contabile del capitale netto.

Nella Figura 13 sono stati affiancati i dati relativi al ROE e al rapporto P/BV per 15 società che compongono il Dow 30: come si può vedere esiste una certa correlazione nell’andamento dei due indicatori. Ciò che un investitore dovrebbe cercare è un titolo che abbia un rapporto P/BV basso ed un ROE alto confrontati con la media del settore, in quanto tale titolo potrebbe essere sottovalutato, al contrario un titolo con un alto quoziente P/BV ed una modesta redditività del capitale netto sembrerebbe essere sopravvalutato.

L’indice PEG

Si è parlato dell’importanza del rapporto prezzo/utili nell’analisi di un titolo, e si è detto che questo indice, per quanto indicativo ha bisogno di essere accompagnato da ulteriori informazioni sulla profitability dell’impresa cui si riferisce. Grado di rischio e tasso di crescita degli utili sembrano a tal fine idonei.

In particolare viene usato spesso, recentemente l’indice PEG il quale offre in un solo numero un’informazione che riguarda l’ attrattività del prezzo e le prospettive di crescita di un’azione. Questo numero si ottiene semplicemente dividendo il rapporto P/E per il tasso di crescita. A tal fine si utilizzano le stime sui tassi di crescita forniti dagli analisti e le rispettive previsioni circa gli utili a 12 mesi. In pratica più basso è questo indice e più attraente è il titolo, visto che ciò implica la possibilità di comprare la crescita prevista al prezzo più bassi possibile.

Figura 14. Indice PEG stimato per Coca-Cola entro Marzo 2003. (Fonte: Nasdaq.com)

Nella Figura 14 si osserva la stima del PEG per il titolo Coca-Cola comprensivo degli utili previsti nei 12 mesi tra marzo 2002 a marzo 2003.

Marco Primavera

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