CHANGE LANGUAGE | Home > Doc > Le frodi nell'ambito degli Edge Funds > 5.4.3 Il Conto Corrente 703

Le frodi nell'ambito degli Edge Funds

1. Gli Edge Fund: Evoluzione Storica

2. Caratteristiche strutturali degli Hedge funds

3. Le frodi nel settore degli Hedge funds: aspetti introduttivi

4 le frodi più frequenti: copertura delle perdite di gestione

5. Gli altri tipi di illecito

6. Riflessioni quantitative sulle frodi

7. Le Frodi in Italia: il caso comune di Milano

8. I possibili interventi a riduzione degli illeciti

9. Conclusioni

Bibbliografia e Sitografia

Le frodi nell'ambito degli Edge Fund

5.4.3 Il Conto Corrente 703

Nonostante egli fosse consapevole che la strategia adottata era fittizia, Di Pascali continuò a “recitare la parte” con gli investitori: anno dopo anno, egli creò diversi milioni di pagine di estratti conto fasulli, così come una vasta serie di conferme di trading che vennero spedite a coloro che avevano deciso di credere nell’operato della BMIS. Inoltre, egli parlò direttamente con gli investitori, mentendo spudoratamente sulle quote che essi detenevano nella società.

Egli mentì circa il valore degli scambi, sulla strategia di trading adottata e anche sulla presenza di apposite policies e strumenti di custodia dei beni investiti. Egli fu inoltre consapevole che, nel momento in cui un investitore inviava il proprio denaro alla BMIS, questo veniva collocato in un particolare conto corrente detenuto presso la banca JPMorgan Chase, il “conto corrente numero 703”, il cui nome non comparì in nessuno dei libri e delle registrazioni contabili fatte dalla società. Questo conto non era altro che un fondo dove depositare il denaro illecitamente ottenuto: ogni giorno i dipendenti di Di Pascali preparavano appositi report per Madoff, mostrando i valori di deposito e di prelievo degli investitori.

Tutta la liquidità in eccesso era poi trasferita su un altro conto corrente della stessa banca e utilizzata per acquistare securities del Tesoro statunitense oppure per finanziare i soggetti che decidevano di ritirare i propri investimenti dalla BMIS, o ancora per soddisfare le esigenze personali di Madoff. Come comprensibile, Di Pascali e Madoff utilizzarono questo conto al fine di accrescere i guadagni personali.

A partire dal 2002, Di Pascali creò un apposito conto di sua proprietà detenuto presso la BMIS, il cui nome coincidette con quello del suo primo yacht, Dorothy Jo. Nonostante egli non avesse depositato nessuna somma in questo conto, tra il 2002 e il 2008 risultarono pagamenti e prelievi per un totale di 5 milioni di dollari statunitensi utilizzati per spese personali, tra queste l’acquisto dell’imbarcazione.

 

Sansoldo Fabrizio

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