CHANGE LANGUAGE | Home > Doc > Le frodi nell'ambito degli Edge Funds > 5.4.2 La strategia dell’illecito

Le frodi nell'ambito degli Edge Funds

1. Gli Edge Fund: Evoluzione Storica

2. Caratteristiche strutturali degli Hedge funds

3. Le frodi nel settore degli Hedge funds: aspetti introduttivi

4 le frodi più frequenti: copertura delle perdite di gestione

5. Gli altri tipi di illecito

6. Riflessioni quantitative sulle frodi

7. Le Frodi in Italia: il caso comune di Milano

8. I possibili interventi a riduzione degli illeciti

9. Conclusioni

Bibbliografia e Sitografia

Le frodi nell'ambito degli Edge Fund

5.4.2 La strategia dell’illecito

Il meccanismo realizzato da Avellino e Bienes aveva segnato l’inizio di un nuovo step nella frode. Secondo lo schema dei conti di questi soggetti, molti investitori potevano interagire direttamente con la società e non più con il “feeder”. Il volume degli affari man mano si incrementò notevolmente, ma generava ingenti oneri di natura amministrativa a carico della BMIS: comparato ai pochi conti iniziali da gestire, Madoff si trovava ora con un centinaio di conti con i quali interfacciarsi. Per gestire questo tipo di transazioni, il perpetratore della frode creò un metodo di conferma delle transazioni per via telefonica. Madoff necessitava inoltre di una strategia che consentisse di spiegare in maniera credibile in quale modo egli avrebbe ottenuto degli ingenti ritorni dagli investimenti effettuati: anche in questo caso Di Pascali rivestì un ruolo fondamentale nella prosecuzione dell’illecito.

Da questo momento in poi, il proprietario della BMIS iniziò a comunicare agli investitori che avrebbe gestito il denaro seguendo la strategia dello split-strike conversion40, utilizzata tuttavia a scopo illecito: ogni tipo di registrazione e ordine di acquisto e di vendita erano, infatti, inventati. L’investimento strategico si concentrò sull’acquisto di azioni quotate presso l’indice azionario S&P 100, mentre Di Pascali contribuì a realizzare delle opzioni in grado di aiutare Madoff a sviluppare una strategia di hedging ingannevole per i nuovi investitori. Sotto il controllo di Di Pascali, i programmatori della BMIS crearono diversi nuovi conti correnti, organizzati in modo tale che l’operazione di trading sarebbe stata registrata automaticamente su ogni singolo conto corrente: il computer avrebbe provveduto a collocare le operazioni di compravendita in modo casuale all’interno dei depositi. Una volta che Madoff e Di Pascali identificarono quel paniere di titoli che consentiva loro di ottenere il ritorno annunciato agli investitori, l’operazione di trading fu replicata automaticamente su ogni tipo di conto corrente. Il sistema operativo, a sua volta, generava le autorizzazioni al trading e le diverse quote investite e i ritorni sulla base delle somme investite da ogni singolo soggetto. I due soggetti riuscirono in poco tempo a realizzare guadagni particolarmente elevati per gli investitori della BMIS, tuttavia una strategia d’investimento che generava esclusivamente guadagni poteva essere vista in modo sospetto dalle autorità di vigilanza del mercato. Nel mese di maggio 2001, conseguentemente a due articoli pubblicati sui quotidiani finanziari statunitensi che sollevavano dubbi circa la liceità della strategia perseguita da Madoff, lo stesso richiese a Di Pascali di creare operazioni di trading che registrassero movimenti in perdita.

Per continuare nella prosecuzione dell’illecito, Madoff richiese a Di Pascali di generare dei guadagni credibili derivanti dalle operazioni di trading che oscillassero tra il 10% e il 17%, promettendo agli investitori che questi avrebbero goduto di interessanti opportunità di guadagno. Al fine di svolgere al meglio il suo lavoro, Di Pascali si consultò più volte con il frodatore, al fine di assicurare che i profitti fossero appropriati, non troppo ridotti ma neanche troppo elevati. Come si poteva notare, Madoff non era il vero esecutore delle transazioni, egli infatti non aveva la possibilità di consultare in tempo reale la performance degli investimenti, questo era compito di Di Pascali.


[40] La strategia dello split-strike conversion consta principalmente di tre passaggi: 1. Acquistare azioni di più compagnie per creare un portafoglio che possa rappresentare la maggioranza di un indice azionario, come lo S&P 500, non è necessario acquisire le azioni di tutte le società quotate, basta avere una quota tale da rappresentare una consistente maggioranza; 2. Vendere opzioni call con uno strike price legato all’indice; anche se questa azione limiterà i guadagni, sarà comunque utile per generare liquidità; 3. Acquistare opzioni put a un prezzo pari al valore attuale dell’indice o strettamente simile tramite il premium cash dell’opzione call: qualora l’indice abbia un valore attuale inferiore, si otterranno dei guadagni tali da prevenire o limitare future perdite. Questo tipo di attività può avere una diversa serie di conseguenze, ma non tutte prevedono un esito illecito: il guadagno di questa strategia si manifesta nel momento in cui il paniere di titoli scelto raggiunge lo strike price delle call, ovviamente tenendo conto che il premio di queste deve essere in grado di coprire il pagamento delle opzioni put. Se le azioni non dovessero incrementare il loro valore, gran parte delle perdite sarebbero assorbite dalla copertura con l’acquisto di put o la vendita di call. (Fonte: Investopedia)

Sansoldo Fabrizio

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