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Il Trading on line in Italia, situazione attuale e prospettive di sviluppo.

Capitolo 1 World Wide Web: aspetti generali

Capitolo 2 Internet e il settore bancario. Introduzione ai servizi bancari evoluti

Capitolo 3 La Banca Virtuale all'estero

Capitolo 4 La Banca virtuale in Italia

La recettività del Virtual Banking nelle aziende italiane

Analisi delle esperienze di Home Banking

Possibile evoluzione futura

Aspetti critici della realtà italiana nella realizzazione della Banca Virtuale

L'attrattività del sito bancario

Banche ed E-Commerce

Un esempio italiano: Magellano E-Shop

Capitolo 5 La compravendita titoli nel web

Capitolo 6 Analisi degli operatori e delle demo operative

Capitolo 7 Come si arriva a decidere l'acquisto di un titolo

Conclusioni

Bibliografia

La Banca virtuale in Italia

Banche ed E-Commerce

Con il termine "commercio elettronico" si intende indicare quell'insieme di transazioni che avvengono tra compratore e venditore e che, in modo particolare, provocano flussi di:

- informazioni,

- denaro, tra i due attori appena citati.

- merci e/o servizi

Questa nuova realtà offre diversi vantaggi quali l'incremento nella rapidità di accesso e scambio di informazioni, la diminuzione del tempo di sviluppo dei prodotti, il miglioramento del " customer service " , la riduzione dei costi inerenti i canali distributivi, l'ampliamento dell'orario di apertura per la clientela, l'impostazione di nuovi paradigmi di relazione, la possibilità di decidere più liberamente se e con chi effettuare una transazione. [50]

E indubbio che la possibilità di ricercare ed acquistare beni e servizi attraverso il computer sta diventando un'opportunità concreta per molti consumatori che si affacciano ad Internet come acquirenti potenziali interessati ed allo stesso tempo esigenti. In particolare sembrerebbero emergere, anche sul nostro mercato, le condizioni favorevoli alla realizzazione di transazioni finanziarie, beni e servizi. A fronte di queste numerose opportunità, però, si sta creando la consapevolezza che il commercio elettronico non è ancora decollato in Italia e in Europa. Come dimostrano i dati della ricerca, condotta dalla società Internet Research, per conto di Yahoo [51] , la percentuale di utilizzatori di questo nuovo canale è comunque bassa, sempre attorno al 25%.

Tuttavia, la categoria degli utenti "da lavoro", effettua una spesa media notevolmente superiore rispetto agli utenti da casa, che si suppongono tecnologicamente meno istruiti. [52] Purtroppo la ricerca dimostra che, analizzando le tipologie d'acquisto, il fenomeno è comunque agli albori. Inoltre, l'indagine risulta essere poco analitica, in quanto la voce residuale "altro" ingloba una notevole quantità di preferenze, sufficiente per renderla seconda nella classifica delle preferenze espresse. (Tab. 4.15).

Tab.4.15: Cosa ha acquistato in rete.

Fonte: Yahoo1999, i surfer italiani, primo Internet tracking study sui navigatori italiani. Sintesi delle diapositive n° 22 e 23 [53]

La stessa ricerca [54] evidenzia che gli utenti considerano i vantaggi degli acquisti on line in  termini di: disponibilità del prodotto (29%), velocità (23%), facilità dell'intero processo (18%), risparmio (17%) e possibilità di acquistare in paesi diversi (16%). Le spiegazioni del mancato decollo del commercio elettronico in Italia, principalmente sono:

? arretratezza culturale e tecnologica rispetto ad altri paesi europei o d'oltre oceano,

? la proliferazione (e quindi lontananza da uno standard) dei sistemi di pagamento da usare per le transazioni commerciali.

? necessità di integrare la procedura di commercio elettronico con la realtà dell'impresa,

? trasformare la mentalità e l'approccio dell'impresa,

? assenza di un ritorno economico,

? aspetti normativi,

? aspetti fiscali (ad esempio la tassazione),

? aspetti tecnologici ( primi fra tutti, l'inadeguatezza dei sistemi di pagamento e la sicurezza).

Sull'aspetto della sicurezza l'indagine di Yahoo dimostra che è proprio il fattore che influenza notevolmente tutta l'utenza, sia quella "da casa" che quella da "lavoro". [55] (Tab 4.16). Insistendo sull'ultimo punto elencato, sembra che nell'ambito del commercio elettronico il tema della sicurezza non possa prescindere dal fattore tecnologia e in modo particolare dalla conoscenza di chi offre o compera beni o servizi. Quindi è fondamentale conoscere l'identità dell'intermediario. [56] Infatti, si ritiene che la diffidenza possa essere eliminata se si ha consapevolezza degli attori coinvolti, della loro attività e delle loro dimensioni.

Tab. 4.16 le motivazioni di chi non acquista in rete.

Fonte: Yahoo1999, i surfer italiani, primo Internet tracking study sui navigatori italiani. Sintesi delle diapositive n° 28 e 29 [57]

In Italia ci sono esperimenti in corso di supermercati elettronici e la possibilità - in qualche sito - di acquistare beni o servizi, ma la maggior parte degli italiani non usa Internet per effettuare transazioni. Negli USA il commercio su Internet è comunque sufficientemente sviluppato per consentire sondaggi consistenti [58] sui consumatori in rete, dai quali si apprende che la maggior parte di coloro che effettuano transazioni su Internet gradirebbero avere anche la possibilità di fare virtual banking su tale canale. In Italia il commercio elettronico, allo stadio attuale, non può agire da fattore trainante per l'Internet banking , tuttavia un maggior incremento delle transazioni commerciali in rete potrebbe agire da incentivo per quelle bancarie anche nel nostro Paese.

In Internet la situazione è caotica. Attualmente, nessuno degli attori presenti sta pensando, creando o standardizzando il sistema dei pagamenti telematici. Non solo gli utenti non considerano attentamente i pagamenti virtuali, ma una notevole indifferenza proviene proprio da chi potrebbe controllare questa grande fetta di mercato. In America sono operative ormai una dozzina di aziende che trattano le operazioni finanziarie, dagli abbonamenti a giornali, fisici e virtuali, ai servizi di news fino a vendite di prodotti "reali", togliendo in questo modo un'ulteriore quota dal mercato dell'intermediazione finanziaria, fino a qualche anno fa riservato esclusivamente alle banche.

Dopo i titoli di stato, i fondi comuni, le assicurazioni ed altri servizi simili, si sta delineando una nuova perdita in fatto di negoziazione finanziaria, dovuta alla esclusione delle banche dai pagamenti relativi agli acquisti comuni. Un rischio collegato è la concentrazione di disponibilità finanziarie al di fuori del sistema bancario. Non potendo controllare tutte le "scappatoie legislative" degli oltre duecento stati a livello mondiale, è possibile che si inizino ad usare canali finanziari alternativi perché più veloci, comunque sicuri, magari anche esentasse, per promuovere determinate attività di vendita. [59] Un antidoto si potrebbe creare, avviando un interessante discorso di educazione e di preparazione delle aziende italiane verso il commercio elettronico, e concedendo più attenzione, per fini conoscitivi ma anche pratici, all'evoluzione degli strumenti tecnologico-finanziari usati in Internet.

Oggi esiste già una sostanziale attesa per valutare gli sviluppi futuri (legalizzazione delle transazioni e dei contratti via web, affermazione dei diversi sistemi di pagamento, evoluzione o involuzione del mercato virtuale). Molto utile sarebbe un test a livello nazionale sui diversi tipi di pagamento usati per gli acquisti in rete. [60] Da questa indagine si avrebbero dei feedback molto interessanti che potrebbero fornire anche indicazioni per l'evoluzione futura. I vantaggi maggiori li potrebbero ottenere le banche locali e le piccole e medie imprese che sono i fondamenti dell'attività economica del nostro Paese e rappresentano un elemento chiave nei confronti dei processi innovativi e per l'occupazione.

L'occasione rappresentata dall' electronic commerce si concretizza nel superamento dei vincoli operativi di natura geografica, a favore di una presenza sulla rete che favorisce teoricamente occasioni di business in tutto il mondo. Queste opportunità, risultano condizionate da numerosi fattori tra i quali la difficoltà di accesso all'informazione e l'integrazione delle attività di commercio globale. [61] I benefici per gli utenti derivano dalle caratteristiche "strutturali" del mezzo di comunicazione; infatti Internet, rispetto a qualsiasi altro media, offre la possibilità di accedere ad una quantità di informazioni molto vasta ed aggiornabile in tempo reale, nonché a meccanismi di ricerca all'interno di database di contenuto condiviso e la possibilità di verificare on-line le offerte commerciali di più fornitori contemporaneamente.

Da un punto di vista di marketing, questa mole di contenuti è un fattore importante nel processo di formazione delle decisioni di acquisto dei consumatori, in quanto sono tutti elementi che riducono l'incertezza nelle decisioni di acquisto. La natura interattiva del web e la navigazione ipertestuale favoriscono, inoltre, una vasta, approfondita ed aggiornabile conoscenza che consente ai consumatori un maggior controllo nelle relazioni con il mercato. Per le imprese i benefici connessi all'impiego di Internet derivano dal fatto di potersi dotare di un ulteriore canale distributivo. Inoltre esse possono utilizzare la rete come efficace mezzo di comunicazione pubblicitaria e commerciale e come nuovo canale di accesso alla clientela.

E' molto importante offrire applicazioni che portano benefici concreti, evidenti, perché il cliente sarà portato a scegliere la strada più efficiente e comoda per soddisfare le sue esigenze [62] . La teoria economica ed il comportamento di mercato favoriscono quelle imprese capaci di razionalizzare i costi di coordinamento, capitalizzando cosi valore economico. [63] Per certe categorie di prodotti le transazione elettroniche stanno sostituendo quelle materiali, con il vantaggio di offrire ai consumatori finali condizioni molto vantaggiose in termini di bassi costi ed elevata qualità del servizio.


[50] Simona Lavizzari, Commercio elettronico e finanza: alla conquista di un ruolo, www.wmtools.com

[51] Yahoo 1999, "I surfer italiani, primo internet tracking study sui navigatori italiani". www.yahoo.it/docs/info/adkit/ricerca

[52] Gli utenti "da lavoro" spendono in media £ 7.324.000, contro i £ 1.180.000 spesi dagli utenti "da casa". Fonte: Yahoo1999, i surfer italiani, primo Internet tracking study sui navigatori italiani. Diapositive n° 20 e n° 21 www.yahoo.it/docs/info/adkit/ricerca/slide020.html e */slide 021.html

[53] www.yahoo.it/docs/info/adkit/ricerca/slide 022.html e www.yahoo.it/docs/info/adkit/ricerca/slide0223html

[54] www.yahoo.it/docs/info/adkit/ricerca/slide 026.html e www.yahoo.it/docs/info/adkit/ricerca/slide027.html

[55] www.yahoo.it/docs/info/adkit/ricerca/slide 028.html e www.yahoo.it/docs/info/adkit/ricerca/slide029.html

[56] Simona Lavizzari, Commercio elettronico e finanza alla conquista di un ruolo, www.wmtools.com/nb/ecomm/

[57] www.yahoo.it/docs/info/adkit/ricerca/slide022.html e www.yahoo.it/docs/info/adkit/ricerca/slide023html

[58] Fabrina Lanzi, Internet view, La società dell'informazione, 12 marzo 1999

[59] R. Pisani, "La banca a distanza", Università di Trento. 1998

[60] Miran Pecenik, transazioni elettroniche: è il momento di agire, Il Sole 24 Ore, 18 dicembre 1998

[61] Miran pecenik ,transazioni elettroniche: è il momento di agire, il Sole 24 Ore, op.cit.

[62] Simona Lavizzari, I servizi della banca telematica per professionisti e medie imprese, ottobre 1998. www.wmtools.com/nb/

[63] Miran Pecenik ,transazioni elettroniche: è il momento di agire, il Sole 24 Ore, 18 dicembre1998

Dott. Pietro Favè

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