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La tutela del risparmio dopo i casi Argentina e Parmalat

Introduzione

Andamento del risparmio in Italia

Il risparmio familiare

Come si giustifica la tutela del risparmio familiare

Le aggressioni al risparmio

L’inflazione

Gli abusi del fisco

Gli espropri

Il comportamento dei collettori di risparmio

Argentina

Parmalat

I rimedi

Bibliografia

La tutela del risparmio dopo i casi Argentina e Parmalat

Gli espropri

Un tipo particolare di aggressione al risparmio delle famiglie avviene a mezzo degli espropri per pubblico interesse per i quali non è previsto un equo indennizzo. Si tratta di provvedimenti adottati in genere dalle amministrazioni comunali e che colpiscono i risparmi investiti nel settore immobiliare. Tuttavia non si deve dimenticare che gli espropri possono colpire, per via indiretta, anche i risparmiatori che hanno investito in strumenti finanziari, ad esempio azioni emesse da società successivamente sprivatizzate o a loro volta colpite da espropri di beni di loro proprietà.

A ben vedere gli espropri immobiliari possono arrecare danno ai proprietari anche quando è previsto un adeguato e pronto indennizzo. Non si deve infatti dimenticare l'eventuale presenza di danni morali. [14] Gli indennizzi possono essere quantitativamente inadeguati e/o essere effettuati in ritardo di anni senza la maturazione di interessi. In molti paesi, fra i quali quelli anglosassoni, le persone espropriate si sentono spesso fortunate dal momento che incassano prezzi che difficilmente sarebbe stato loro possibile ottenere operando sul mercato. In Italia la prassi è ben diversa: si è espropriato a prezzi notevolmente inferiori a quelli di mercato e le famiglie colpite hanno incassato gli indennizzi con anni di ritardo senza la corresponsione di interessi anche in periodi di forte erosione monetaria. [15] Per i malcapitati cittadini, vittime di certi espropri selvaggi le conseguenze economiche non sono state molto differenti da quelle di chi ha subito una confisca. Al fine poi di ridurre il prezzo da pagare, non infrequentemente amministrazioni comunali spregiudicate ricorrono ad un processo a due stadi: in un primo tempo il terreno oggetto dei loro appetiti viene declassato nel Piano Regolatore in modo da abbatterne il valore venale per passare successivamente alla fase dell'esproprio. Quindi anche chi è venuto in possesso di un'area valutata ai fini dell'imposta di registro o di successione come edificabile può avere la sgradita sorpresa di vedersi svalutare del 90% la proprietà al momento dell'esproprio. E' la triste esperienza di tanti piccoli proprietari. Per altri operatori, tipicamente i grandi costruttori, le cose sono andate diversamente: hanno acquistato terreni agricoli non edificabili pagandoli a prezzi ridotti e se li sono visti trasformare da compiacenti amministrazioni comunali in aree edificabili.

Gli espropri possono colpire pesantemente il risparmio anche quando ad essere espropriate sono le società nei cui titoli azionari hanno investito i risparmiatori. Se riandiamo agli anni '60 possiamo ricordare la nazionalizzazione del settore elettrico. Dopo l'azzeramento dei loro risparmi investiti in titoli obbligazionari pubblici o privati, a causa dell'iperinflazione postbellica, molti piccoli risparmiatori si erano rivolti alle azioni di società elettriche: i dividendi non erano ghiotti, ma stabili nel tempo anche in termini reali e, soprattutto, i risparmi erano coperti contro i rischi di inflazione. Per effetto del provvedimento di nazionalizzazione del 1963 le società elettriche rimanevano in vita, ma venivano svuotate di impianti e di rami di azienda trasferiti al neo-costituito ENEL. A causa del metodo di esproprio adottato, i risparmiatori non beneficiavano di alcun indennizzo diretto. Essi continuavano a possedere le azioni delle società ex elettriche, ma queste società erano diventate scatole vuote entro le quali confluiva gradualmente liquidità per effetto del pagamento rateale degli indennizzi. L'idea sembrava buona: si dischiudeva per le imprese ex elettriche la possibilità di diversificare i loro investimenti industriali con pretesi effetti sinergici sullo sviluppo economico del paese. In realtà la formula magica non funzionò secondo i disegni dei maghi che l'avevano ideata. I manager elettrici italiani, che pure avevano acquisito, anche a livello internazionale, un'immagine di grande professionalità tecnica, rivelarono mediocri capacità imprenditoriali quando si rivolsero ad altri settori industriali. I risultati furono spesso disastrosi sia per le imprese espropriate che per i malcapitati risparmiatori che detenevano le azioni emesse da tali imprese.


[14] Si pensi ad esempio all'esproprio della casa dove i proprietario è nato o di un terreno adiacente alla casa adibito a giardino dove il proprietario ha piantato nel tempo alberi ornamentali e da frutto allo scopo di trasformarlo in un parcheggio o di farvi passare una strada.

[15] Al fine di convalidare l'affermazione potrei citare il caso di un mio familiare, espropriato negli anni '70 di una consistente proprietà dal Comune di Cesano Maderno (MI) con procedura d'urgenza e ad un prezzo notevolmente inferiore rispetto al valore di mercato. Aggiungasi che l'indennizzo fu pagato solo ad un decennio di distanza senza maturazione di interessi in un periodo caratterizzato da inflazione galoppante a due cifre e da tassi di interesse dello stesso ordine di grandezza. In sostanza si trattò di un esproprio quasi a costo zero per l'ente locale e di una confisca per lo sfortunato proprietario.

Documento del Prof. Arnaldo Mauri

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