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La tutela del risparmio dopo i casi Argentina e Parmalat

Introduzione

Andamento del risparmio in Italia

Il risparmio familiare

Come si giustifica la tutela del risparmio familiare

Le aggressioni al risparmio

L’inflazione

Gli abusi del fisco

Gli espropri

Il comportamento dei collettori di risparmio

Argentina

Parmalat

I rimedi

Bibliografia

La tutela del risparmio dopo i casi Argentina e Parmalat

Argentina

Molto pesante è stato l'impatto del default argentino sul risparmio italiano sia per il numero dei risparmiatori coinvolti (450.000) sia per importo complessivo (che si avvicina all'1,5% del PIL). [17 ] Ci si può chiedere perché i risparmiatori italiani siano stati i più colpiti da quest'episodio di malafinanza internazionale. I motivi, a mio avviso sono due:

a) i vincoli sentimentali che legano gli italiani a questo paese sudamericano. Più del 40% degli abitanti dell'Argentina ha origini italiane e numerose famiglie italiane hanno parenti oltreoceano con i quali mantengono ancora contatti. Anche nelle drammatiche vicende politiche argentine gli oriundi italiani erano massicciamente presenti sia tra i militari della dittatura (fra i quali i presidenti Ongania, Viola e Galtieri) sia tra le vittime della repressione. L'Argentina, agli inizi del 900, si trovava ai vertici della graduatoria mondiale del reddito pro-capite ed attraeva immigrazione dall'Italia. Quest'immagine di paese ricco, felice, ospitale e dalla vita facile è rimasta nella mente degli italiani, anche quando le condizioni economiche e sociali di quel paese si sono gradualmente deteriorate. In Argentina permane una filosofia della vita che è in antitesi con i frenetici ritmi che caratterizzano oggi molte delle società occidentali e dell'Estremo oriente; una filosofia che si sintetizza nel motto: "non fare oggi quello che può essere rinviato a domani", in cui "domani " non significa il giorno successivo, ma un futuro indefinito.

b) Il comportamento di alcune banche retail italiane che sino alla vigilia del tracollo hanno spinto la vendita dei tango bonds alla loro clientela .

Cerchiamo ora di riassumere il caso Argentina, anche al fine di individuare le responsabilità negli eventi che hanno determinato questo enorme salasso per i nostri risparmiatori.

L'Argentina, pur collocandosi nella fascia mediana della graduatoria dello sviluppo, mantiene un'immagine di opulenza che ha indubbiamente influenzato, per loro stessa ammissione, anche agenzie e banche internazionali. E' un po' come una grande famiglia nobiliare decaduta che conserva un patrimonio immobiliare assai poco fruttifero, del quale tuttavia non vuol liberarsi, e che stenta a riadeguare il proprio stile di vita imponendosi maggior operosità e austerità di consumi. L'Argentina è un paese civile con una bassa densità demografica non giustificata da fattori climatici o ambientali sfavorevoli, è ricca di risorse naturali, seconda per superficie solo al gigantesco Brasile nel continente sudamericano, ma a differenza di questo copre una fascia latitudinaria speculare a quella europea.

La popolazione è prevalentemente di origine europea, anzi l'Argentina è il paese che potremmo definire più "europeo" delle due Americhe, e non solamente per la composizione etnica della sua popolazione. Dagli inizi degli anni '90, l'Argentina faceva registrare un impressionante ritmo di crescita economica. Le varie analisi della crisi sopravvenuta alla fine del decennio hanno individuato di volta in volta tutta una serie di eventi e di errori, non tutti in verità imputabili alle autorità di Buenos Aires, che hanno portato al collasso finanziario, definito il più grande default al mondo (155 miliardi di dollari). Fra queste concause basta citare il rigido ancoraggio al dollaro della moneta nazionale (meccanismo del currency board ), l'apprezzamento del dollaro negli anni '90, la crisi finanziaria messicana, la fuga di capitali, la svalutazione della moneta brasiliana, la politica protezionistica europea per i prodotti agricoli, la rigidità di prezzi e salari, l'ambiguo atteggiamento del FMI. In questa sede non vi è tempo per un'analisi approfondita e quindi la crisi argentina può essere banalizzata con la diagnosi di un noto economista americano.

In ogni paese l'espansione della spesa pubblica comporta normalmente un aumento di consensi per il governo, mentre l'inasprimento del prelievo fiscale causa una caduta di consensi, fenomeni che entrambi contano, soprattutto in un regime democratico non profondamente consolidato. Il perseguire una politica finanziaria ossessionata dall'idea di acquisire larghi consensi porta inevitabilmente al deficit di bilancio. In passato i governi democratici argentini, prevalentamente di ispirazione populista, avevano sempre finanziato i deficit stampando moneta e provocando elevati tassi di inflazione.

Con l'applicazione del meccanismo del currency board , efficace nel bloccare la spinta inflazionistica, questa possibilità di scarico del deficit era preclusa. Poco propensi a cambiare rotta nella spesa pubblica, i governi argentini in un primo tempo (nella prima metà degli anni '90) utilizzarono per la copertura dei disavanzi i proventi delle privatizzazioni (cedute a gruppi stranieri le grandi imprese pubbliche che dominavano l'economia nazionale). Svanita questa risorsa, si fece ricorso all'indebitamento sui mercati internazionali sino a che gli introiti delle nuove emissioni, al netto delle laute commissioni incassate dalle banche internazionali per i collocamenti, servirono a pagare gli interessi passivi e il rollover del debito. Quando alla fine risultò impossibile un'ulteriore espansione dell'indebitamento si arrivò, nel dicembre 2001, al collasso. Questa spiegazione è indubbiamente semplicistica, ma efficace e fa riflettere noi italiani sulle politiche economiche e finanziarie degli anni '70 e '80, di cui ancora oggi sopportiamo le onerose conseguenze in termini di rigidità di manovra economica, di elevata pressione fiscale, di carenza di investimenti pubblici in infrastrutture e di riduzione di competitività sui mercati mondiali.

La pressione fiscale argentina è rimasta sempre (ed è ancora oggi) molto bassa, [18] meno di un terzo di quella italiana; di conseguenza una quota consistente della spesa pubblica, in gran parte di tipo corrente, è stata finanziata con il debito. Il governo di Buenos Aires non intende inasprire le imposte anche se l'economia del paese ha ripreso a correre a ritmi cinesi ed ha visto aumentare la sua popolarità all'interno a seguito del clamoroso rifiuto di negoziare un compromesso con i rappresentanti dei creditori. [19] Anzi l'attuale governo ha affidato ai consiglieri internazionali che in passato avevano aiutato il paese ad indebitarsi oltremisura il compito di studiare un marchingegno idoneo a beffare i creditori. La proposta argentina (forse sarebbe più appropriato chiamarla diktat ) è stata pubblicizzata con una costosa campagna condotta sui principali quotidiani internazionali e spalleggiata da autorevoli sponsor selezionati nel mondo della politica, della cultura, della scienza. [20] Gli esperti nominati dalle banche italiane a difesa dei risparmiatori sono fermamente convinti che l'Argentina avrebbe potuto fare un'offerta meno penalizzante.

Personalmente ritengo che con un ricorso alla finanza creativa si sarebbe potuto coprire con altre tipologie di prodotti finanziari almeno una parte della quota di debito rimasta scoperta. [21] Ricapitolando: vi è stata responsabilità del FMI e dei governi argentini che si sono succeduti nell'ultimo decennio sino al governo attuale che, accantonando considerazioni di ordine etico, ha cercato unicamente il proprio vantaggio, soprattutto politico. [22] Ma a proposito di etica si può rilevare il comportamento non commendevole delle banche internazionali che curavano le emissioni di tango bonds . Ci si chiede come tali banche non potessero rendersi conto che il debito stava crescendo oltremisura. Evidentemente le commissioni facevano gola e venivano incassate subito, in valuta forte e senza rischi.

Infine le nostre banche retail , forse per lo stesso motivo, hanno promosso ai loro sportelli questi investimenti anche quando i dati macroeconomici argentini avrebbero suggerito una certa prudenza. Mi risulta difficile pensare che almeno i principali gruppi bancari italiani non disponessero, nelle loro strutture, di esperti dei mercati sudamericani. Come spiegare il fatto che la quantità di titoli argentini in portafoglio alle banche e inserita nei fondi pare fosse enormemente inferiore a quella presente nei dossier dei titoli amministrati dei clienti? Forse vi è stata carenza di comunicazione tra le direzioni finanziarie e gli sportelli delle banche, pressati a loro volta dalle direzioni commerciali.

Per ultime si debbono menzionare le agenzie di rating , accusate non a torto di essere state sino alla vigilia del crack troppo generose nel valutare il rischio Argentina. La loro difesa si è basata in primo luogo sul convincimento, risultato poi errato, che il FMI sarebbe intervenuto salvando i risparmiatori, come aveva fatto in un recente passato con la crisi debitoria messicana degli anni '90, [23] secondariamente sulla asserita scarsa tempestività ed accuratezza dei dati messi a loro disposizione, ed infine sull'argomentazione che le loro previsioni possono solo riguardare dati oggettivi dei sistemi economici (capacità di rimborso) e non il comportamento dei singoli governi (volontà di rimborso).


[17] Dati contenuti in una lettera di Victor Uckmar pubblicata sul Corriere della Sera (2005).

[18] Nei raffronti internazionali sulla pressione fiscale non si può prescindere dal livello di sviluppo: i paesi più ricchi possono infatti sopportare tassazioni più severe. Tuttavia la pressione fiscale argentina risulta notevolmente inferiore anche rispetto a quella di numerosi paesi più poveri.

[19] Si è creato in Argentina un clima di esaltazione nazionale, simile a quello riscontrable in Italia all'epoca delle sanzioni, che porta ad un capovolgimento nella percezione delle responsabilità. Gli italiani nel 1935 si sentivano in buona fede vittime della SdN, che aveva deciso le sanzioni contro l'Italia. mentre la vera vittima era l'Etiopia invasa. Per gli argentini oggi la colpa sta dalla parte delle centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori "avidi" che invocano la restituzione dei loro averi e non del governo di Buenos Aires che decide unilateralmente e ingiustificatamente la cancellazione di gran parte del debito.Quando il Presidente Duhalde dichiarò in Parlamento che il governo argentino aveva deciso di sospendere il pagamento degli interessi sul debito ed i rimborsi dei titoli in scadenza si levò uno scrosciante e lungo applauso da tutti i banchi, come di fronte ad una solenne dichiarazione di indipendenza del paese.

[20] E' interessante ricordare che mentre i nostri telegiornali ci propinavano tristi immagini di persone che razzolavano tra i rifiuti delle città argentine, facendo sentire in colpa i risparmiatori italiani, schiere di danarosi turisti argentini circolavano per i più lussuosi alberghi del mondo, dalle spiagge della Florida alle Alpi svizzere. Nella finale della coppa intercontinentale di calcio, giocata in Giappone tra Boca e Milan, i tifosi argentini che avevano affrontato la costosa trasferta al seguito della loro squadra (che avrebbe conquistato la coppa), superavano largamente per numero quelli italiani. Anche alle Olimpiadi di Atene suscitò non poco stupore la massiccia afflenza di tifosi argentini al seguito delle eccellenti e ben assistite squadre nazionali del calcio e della pallacanestro, entrambe premiate meritatamente con l'oro . Ed infine non si à manifestato l'atteso afflusso di massa verso l'Italia di immigrati argentini, agevolati per le origini italiane. La maggioranza degli immigrati sudamericani continua ad affluire dal Perù, mentre gli argentini non sembrano intenzionati a lasciare il loro paese in "crisi" per cercare lavoro in Italia.

[21] Ad esempio assegnando terreni suscettibili in futuro di sviluppo urbanistico o turistico ad una neocostituita società immobiliare e trasferendo le azioni di questa società ai creditori. Oppure assegnando ai creditori buoni turistici negoziabili da spendere in Argentina per il pagamento di servizi turistici; sarebbe stato un modo per far conoscere ai visitatori stranieri aree di eccezionale valore turistico.

[22] In sostanza la politica populista del governo di Buenos Aires è stata interpretata in Argentina con un motto "distribuire ai poveri senza togliere ai ricchi, facendo pagare il conto ai paesi ricchi". E' tuttavia doveroso precisare che a pagare il conto sono stati soprattutto i ceti medio-bassi di alcuni paesi ricchi e che le classi agiate argentine si sono anche loro presumibilmente accaparrate una fetta di quanto è stato distribuito.

[23] Analogamente il FMI era intervenuto in aiuto negli anni '80 della Thailandia e negli anni '90 della Turchia, dell'Uruguay e del Venezuela.

Documento del Prof. Arnaldo Mauri

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