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Analisi delle strategie di investimento attraverso il "sentiment" dei mercati finanziari

CAPITOLO VI : “Conclusione : ogni ciclo ha la sua fase”

La storia economica è suddivisa in cicli dalla durata più o meno lunga: ogni periodo ha una sua fase di mercato, determinata dagli eventi che accompagnano quel momento storico. Di seguito riporterò l'indice “Dow Jones industrial” che comprende i 30 titoli industriali più importanti del mercato americano: è il più vecchio indice nella storia delle borse, e da indicazione dei trend di lungo periodo del „900, poiché rispecchia la situazione economica internazionale.

Questo ciclo va dal 1929 al 1950, e ha una durata di 21 anni: inizia con il crollo delle quotazioni dovuto alla crisi americana del 1929, in cui l'indice raggiunge i minimi storici nel 1932. Dopo questa data il titolo ebbe una buona ripresa fino al 1936; eravamo vicini all'inizio della “seconda guerra mondiale”. Ma nel 1942 si registrò un nuovo crollo delle quotazioni (comunque minore rispetto a quello del '29), anno in cui gli Stati Uniti sembravano sconfitti dal Giappone e quindi vicini alla resa. Tuttavia grazie ad alcune vittorie strategiche, gli USA riuscirono ad uscire da questa situazione critica e a concludere da vincitori il conflitto mondiale, per questo si nota una ripresa del titolo dal 1942 fino al 1947.

Mentre l'entrata in guerra fu positiva per le aziende, dato che lo stato immette nuova liquidità per produrre armi e beni per l'esercito, i costi durante il conflitto diventano alti e talvolta insostenibili, se questa situazione si prolunga per molto tempo, e si genera un periodo di crisi. Questo è ben evidente dall'andamento del titolo dal 1936 al 1947. C'è comunque da considerare che la grande depressione lasciò un segno molto importante durante questa fase, infatti le perdite dovute a quel crollo vennero riassorbite in 25 anni. Nella sua complessità, possiamo definire questo ciclo in fase ribassista, anche se dal 1932 in poi inizia una fase di lenta crescita che continuerà anche dopo il 1950.

Dal 1950 al 1965, si ha un ciclo della durata di 15 anni: è subito evidente una fase rialzista. Se pur con qualche piccola perdita (nel '57 e nel '62), il rialzo è netto in questa fase. Questi erano anni prosperosi per l'economia americana in cui la crescita fu lunga e costante. Tuttavia quando i mercati sono in fase rialzista, alcuni ribassi sono fisiologici, spesso senza un motivo vero, servono solo a fare “pulizia” sul mercato.

Il ciclo che va dal 1966 al 1982, ha una durata di 16 anni: presenta una fase laterale, in cui si alternano perdite e guadagni. La più grossa perdita si nota nel 1974 con un crollo graduale del 44% iniziato nel 1972. Questi erano anni caratterizzati da eventi economico-politici rilevanti per l'economia internazionale: crisi petrolifera, guerra del Vietnam, scandalo Nixon. Tuttavia anche se siamo in fase laterale, il valore finale di questo ciclo è sensibilmente più alto rispetto il valore iniziale e continuerà a salire per tutto il periodo successivo.

Dal 1983 al 2002 abbiamo un ciclo della durata di 19 anni: si nota subito una fase rialzista, in questa fase il rialzo è più netto e veloce rispetto alle precedenti e maggiore in termini di guadagno. Durante questo ventennio si ebbero le maggiori innovazioni tecnologiche e scientifiche, per questo la crescita economica è stata così forte. Si notano 2 ribassi ben evidenti: nel 1987, anno in cui la borsa americana crollò di colpo in un solo giorno, causando complessivamente una perdita del 32 %, ma con una ripresa abbastanza veloce (2 anni); e nel 1998 con la bolla speculativa dell'LTCM che causò una perdita del 18%. Dai massimi del 2000 inizia poi una fase ribassista, dovuta alla bolla dei tecnologici, che si protrae fino alla fine di questo ciclo e persiste in quello successivo.

Oggi ci troviamo in un ciclo, iniziato appunto nel 2002 e non ancora concluso, in cui si nota una fase laterale. All'inizio del ciclo si risente ancora dello sgonfiamento della bolla tecnologica iniziata nel 2000, inoltre la recessione dovuta all'attacco delle “twin towers” nel 2001 e la successiva tensione prima dello scoppio della guerra in Iraq, comportano un andamento ribassista fino al 2003. Dopodichè avviene una ripresa che dura fino al 2007; ma con la crisi del sistema finanziario ed immobiliare avvenuta subito dopo, e in cui ci troviamo ancora, inizia una nuova fase ribassista. Oggi le prospettive non sono tanto rassicuranti: dopo il fallimento di “Lehman Brothers”, una delle più importanti società d'investimenti americana, avvenuto nel settembre 2008, è iniziata la crisi dei mercati azionari europei ed internazionali in cui ci troviamo proprio in questo momento.

Le prospettive, ad oggi, sembrano far capire che la fase ribassista iniziata nel 2007 sia destinata a continuare: dai massimi del 2000 il mercato azionario ha sperimentato una fase laterale rialzista con i minimi nel 2002, ed un tentativo di nuovi massimi nel 2007 da dove è iniziato un corposo ribasso ancora in atto, che ha riportato i prezzi al valore del '99, a conferma del ciclo laterale. In conclusione si può confermare l'andamento ciclico degli indici, che alternano fasi rialziste a fasi laterali, che servono come periodo di accumulo per sostenere il ciclo successivo, e viceversa le fasi laterali servono come consolidamento dei prezzi raggiunti nella fase precedente. Ogni ciclo economico è quindi determinato da eventi storici che lo fanno variare verso una determinata direzione, nessuno è in grado di prevedere questi spostamenti o dove si muoverà il mercato in futuro; tuttavia può utilizzare una serie di dati che aiutano a comprendere meglio le dinamiche finanziarie, che sono tantissime.

Quindi più si ha padronanza di questi mezzi tecnici meglio si affronta il mercato. Come discusso nella mia analisi, ci sono diverse componenti utili e interessanti, che possono aiutare a costruirsi una strategia di mercato: una parte puramente statistica, che riguarda l'andamento casuale del mercato e la sua efficienza; una parte psicologica che tiene in considerazione gli stati d'animo e le reazioni degli investitori a determinati eventi. Tutti questi elementi sono di grande aiuto per muoversi sul mercato, ma non danno totale e assoluta padronanza degli andamenti, dato che non esiste una scienza esatta su questa materia. Credo, infine, che l'analisi del sentiment sia uno strumento fondamentale per costruire una buona strategia di trading: conoscere e analizzare questo dato ci da informazioni sull'emotività degli investitori, e sul loro effetto nei mercati. Dopotutto il mercato azionario è un fenomeno sociale, fatto di uomini e quindi è sottoposto a emozioni umane. Concludo citando una frase di Sir Isaac Newton che pronunciò dopo aver perso una grossa somma di denaro nella bolla speculativa della “South Sea Company”: “Posso calcolare il moto dei corpi, ma non la pazzia degli uomini”.

Sitografia

www.sentimentcharts.it

www.informazionefinanziaria.it

www.performancetrading.it

www.fabiolongo.com

www.professionefinanza.com

www.businessonline.it

www.wikipedia.it

www.einvestimenti.it

www.saperinvestire.it

www.finanzacomportamentale.it

www.investireoggi.it

Mirko Cavallaro

 

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