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Etica e finanza

Gli strumenti della finanza sono neutrali

Da quanto esposto si deve dedurre che la finanza è cattiva? La finanza non è ne buona ne cattiva. Potrebbe, altrimenti, il reverendo Jackson proporre d'investire in borsa i fondi delle associazioni caritatevoli? Se il fine è nobile (dare ai poveri), è bene far fruttare i talenti, sarebbe colpevole non farlo. La questione è un'altra: se il denaro è destinato a chi ha bisogno, sino a che punto si può rischiare ?

Il guadagno che si realizza impoverisce qualcun altro? Prodotti, strumenti, tecniche e strategie sono in sé neutrali. Vi è però un uso buono e uno cattivo. E' stato detto con riferimento ai derivati che tali prodotti sono come il rasoio utile ma pericoloso. Nei manuali universitari si spiega che i futures, le opzioni, gli swaps ecc. consentono la speculazione e l'arbitraggio ma anche il trasferimento del rischio da chi lo rifiuta a chi lo accetta. Il possessore di un portafoglio di titoli che teme un rialzo dei tassi può vendere futures e coprire le perdite. Nel 1979, la Federal Reserve abbandonò la politica del controllo dei tassi e diede il suo avallo alla rivoluzione di Milton Friedman.

Come conseguenza immediata ci fu un'impennata dei saggi d'interesse e un crollo nei corsi delle obbligazioni a Wall Street. Pochi gioirono, tra questi il Chicago Board of Trade. L'annuncio di Volker era la notizia tanto attesa dal mercato dei futures. Il venerdì della settimana precedente a quello che è stato definito il disastro del sabato sera, l'IBM aveva collocato delle obbligazioni a lungo termine che la Salomon Brothers aveva acquistato soffiando l'affare alla Morgan Stanley. I titoli erano ancora nel portafoglio della banca d'investimento quando Volker diede l'annuncio. In casa Morgan si tirò un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. Si temeva per la Salomon Brothers, giacchè l'esplosione dei tassi d'interesse aveva fatto crollare il prezzo dei bonds. Tuttavia nessuno della banca d'investimento fu preso dalla disperazione e si gettò dalla finestra.

Il management aveva coperto la posizione con uno strumento ancora poco noto e negoziato nel solo mercato di Chicago. Il fatto fu clamoroso e segnò l'inizio dell'era dei futures. La storia è edificante ma non tutte hanno avuto la stessa felice conclusione; la letteratura cita i casi della Procter & Gamble, della Metallgesellschaft che, dopo aver subito gravi perdite, si sono impegnate in modo solenne a non operare con i derivati. E' interessante osservare che la crisi della Metall, a parere del premio Nobel Merton Miller, era stata causata non da un operatore truffaldino ma dall'incapacità dei dirigenti di capire i rischi delle transazioni che avevano autorizzato. L'opinione di Miller è interessante perché illumina sulla complessità dei nuovi mercati e avverte della grande cautela con cui ci si deve avvicinare ai derivati.

Prof. F.Caparelli

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