CHANGE LANGUAGE | Home > Doc > Le frodi nell'ambito degli Edge Funds >1.5 L’evoluzione degli Hedge Funds nel contesto italiano

Le frodi nell'ambito degli Edge Funds

1. Gli Edge Fund: Evoluzione Storica

2. Caratteristiche strutturali degli Hedge funds

3. Le frodi nel settore degli Hedge funds: aspetti introduttivi

4 le frodi più frequenti: copertura delle perdite di gestione

5. Gli altri tipi di illecito

6. Riflessioni quantitative sulle frodi

7. Le Frodi in Italia: il caso comune di Milano

8. I possibili interventi a riduzione degli illeciti

9. Conclusioni

Bibbliografia e Sitografia

Le frodi nell'ambito degli Edge Fund

1.5 L’evoluzione degli Hedge Funds nel contesto italiano

In Italia, lo sviluppo degli Hedge Funds è avvenuto cinquanta anni dopo il lancio del primo di questi strumenti finanziari. E’ infatti solamente a partire dal 1999, anno in cui la normativa italiana ha consentito la possibilità di distribuire al pubblico questi strumenti finanziari, che questa categoria di particolari fondi d’investimento si è diffusa all’interno del nostro Paese. Prima dell’anno in questione, qualunque money manager italiano che volesse diventare il gestore di un fondo di tipo Hedge doveva recarsi all’estero per creare il proprio strumento d’investimento. Le mete preferite sono state Londra e Lugano, dove da un lato le normative più flessibili e dall’altro gli iter autorizzativi più veloci hanno invogliato i gestori nostrani a “esportare” i propri progetti. Cominciò Luca Orsini nel 1998: egli lasciò Schroders per dar vita al fondo Antares in Svizzera. Nel 1999 il trio ex Giubergia Warburg formato da Roberto Coldumari, Paolo Basilico e Guido Brera fondò il Kairòs a Londra, ora presente anche in Italia. Fu poi la volta di Luca Ambrosio, ex Goldman Sachs, che andò in Irlanda per costituire il proprio fondo, denominato Aequilibrium Investment. Sempre a Londra, il “pionere” degli Hedge Funds è stato Michele Ragazzi con il “Fondo Giano”, seguito poi dal “Park Place” di Giuseppe Ciardi, dal “Digital Age” di Giorgio Leporati e dal “Titanium” di Vanni Vecchini. Ha scelto la via svizzera anche Claudio Zampa, ex Bank of America, con il fondo “Mangart”. Tutto ciò che unisce questa lunga e sicuramente non esauriente lista di gestori sono le performance ottenute dai fondi di questi “emigranti” di lusso.

Quanto all’Italia, sinora la maggior parte degli Hedge Funds di matrice nazionale fanno esclusivamente parte della categoria dei fondi di fondi, strumenti finanziari che selezionano e investono in quote di altri fondi di copertura esteri o italiani, per cui l’abilità dei gestori si misura unicamente nel processo di screening e non nell’investimento diretto in azioni e obbligazioni. Il paradosso per questi gestori è che alla decisione di lasciare società di gestione del risparmio imponenti per avere più libertà decisionali non corrisponde una reale libertà nelle scelte di investimento: il loro lavoro ad oggi è quello di stabilire quali fondi includere nel proprio portafoglio e in quali proporzioni. Su questa loro abilità si fonda anche la misurazione delle performance.

La tabella mostra la denominazione ed i gestori dei primi Hedge Funds che sono stati creati in Italia, successivamente alla liberalizzazione legislativa del 1999 (Fonte: Investopedia e “Il Sole 24 ore”)

Sansoldo Fabrizio

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