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La realtà inventata...non dalla psicologia ma dalla. fisica!

l'esperimento della Oak School

Eredità psichica

La relazione fra l'anima e la coscienza

Lucian Cordaro e J.R. Ison

Trasmissione psichica di informazioni

Margins of Reality

La non localizzazione

Il Teorema di Bell e la Meccanica quantistica

Dimostrazione del Teorema di Bell

Modelli della realtà in sintonia con il Teorema di Bell

La visione popolare della mente

L'esperimento Erwin Schródinger

L'ipotesi di Everett-Wheeler

Eugene Wigner

Conclusioni sull' esperimento Schródinger

I teoremi di Kurt Godel e Einstein

Lo spazio quadridimensionale

La Teoria della Relatività Generale

Concezioni anticonvenzionali

Henry Margenau, Werner Heisenberg e David Bohm

Scienza e coscienza

La Mente Universale

Gli Ologrammi di Dennis Gabor

La forma: da dove proviene?

Rupert Sheldrake: Una nuova scienza della vita

Plasmati da campi morfogeni

Creatività del processo evolutivo

Gli esperimenti di William Mc Dougall

Conclusioni

La realtà inventata...non dalla psicologia ma dalla. fisica!

Henry Margenau, Werner Heisenberg e David Bohm

E' facile trovare conferma della natura della mente non localizzata, affine all'anima, fra poeti, mistici e filosofi; si possono anche aggiungere all'elenco pochi scienziati che, di tanto in tanto, si sono trastullati con l'idea. Ma è estremamente raro trovare uno scienziato contemporaneo di spicco, che abbia apportato contributi fondamentali alla sua disciplina e che abbia anche apertamente dichiarato che la mente è universale.

Così ha fatto Henry Margenau, professore emerito di fisica e filosofia naturale presso l'Università di Yale. Nel quadro di una carriera d'illustre teorico di fisica molecolare e nucleare, il professar Margenau diede l'avvio a una ricerca sui fondamenti filosofici della scienza naturale.

Il professar Margenau ha ampliato la visione del mondo del laboratorio di fisica suggerendo che la scienza accenna a una realtà che possiede un suo peculiare significato non solo quando si lavora in un laboratorio di fisica ma anche quando si contrattano azioni in borsa, si attraversa la strada o si sbrina il frigorifero. Una visione dei mondo che espande lontano il suo raggio d'azione ed è onnicomprensiva, contenendo tutte le visioni del mondo sussidiarie, utilitarie, quelle in cui continuiamo a entrare e uscire nella nostra vita quotidiana.

Margenau è certo che sia possibile parlare con il linguaggio del fisico a proposito dell'unità che abbraccia distanti livelli di natura grazie alle rivelazioni della scienza moderna. Per dimostrare di non essere il solo a nutrire questa convinzione, accenna alle intuizioni di due figure di primaria grandezza nella fisica moderna, Werner Heisenberg e David Bohm. Poco prima della sua morte, Heisenberg pubblicò un saggio contenente l'ipotesi che certi concetti fondamentali, meccanicistici, di senso comune, come «composto» e «dotato di parti distinte e nominabili», possano essere privi di significato per le verità ultime a cui la fisica cerca di arrivare.

E il fisico Bohm espresse la stessa sensazione. «Così», affermò, «si arriva a una nuova nozione di totalità ininterrotta che nega l'idea classica di analizzabilità del mondo in parti esistenti separatamente e indipendentemente». E anche se il "pensare in termini di parti" si è arrestato al livello degli atomi Margenau pone un interrogativo fondamentale: questo tipo di negazione [la negazione della separabilità in parti] dovrebbe anche essere necessaria per la coscienza, per la mente, così che il problema di menti separate, che compongono la Mente Universale o che a essa si aggiungono, possa assumere un significato?

Certi filosofi che contribuirono ai Veda e alle Upanishad (testi sacri orientali) darebbero una risposta chiaramente affermativa, e le testimonianze dei mistici sulle proprie esperienze estatiche di fusione con Dio forniscono una prova ulteriore della natura innumerevole delle anime.

Questi grandi fisici suggeriscono che il concetto di totalità non si limita agli atomi. Se «pensare in termini di parti» è inappropriato al livello degli atomi, lo è anche al livello delle menti. E che cos'è la mente senza parti? E' la Mente Una o Mente Universale, il «Tao, Logos, Brahman, Atman, l'Assoluto, Mana, Spirito Santo, Weltgeist, o semplicemente Dio». Per Margenau, il fatto che noi tutti percepiamo lo stesso mondo in modo unico è una prova dell'esistenza della Mente Universale.

Certo, la visione che ciascuno ha della realtà non è precisamente identica, come ampiamente documentato da decenni di esperimenti di psicologia della percezione. Eppure esiste un'approssimativa, ma indubitabile analogia tra le nostre visioni; possiamo comunicarci esperienze condivise riguardanti il nostro mondo senza eccessiva difficoltà.

Ora, come giudicare il fatto che noi condividiamo collettivamente una visione coerente del mondo? Questo fatto è profondamente importante, afferma Margenau: dopo che noi introiettiamo stimoli, alla fine, essi vengono trascritti... [in una] realtà fisica, essenzialmente uguale per tutti... [Questa] unità del tutto se ricordiamo che la materia è una costruzione della mente implica l'universalità della mente stessa.

Questa importante possibilità viene continuamente ignorata da psicologi della percezione, neurologi e filosofi della mente. Se, come ammette la moderna neuroscienza, noi non conosciamo nulla se non attraverso i sensi, perché allora non esiste un mondo diverso per ciascun cervello? I cervelli non sono identici neppure nei gemelli monozigoti. Lo stesso cervello, d'altra parte, da un momento all'altro, può percepire gli stessi stimoli in modo diverso ed elaborare una diversa visione del mondo. Quando consideriamo quanto potrebbero essere radicalmente differenti le immagini create dai nostri cervelli, è straordinario che invece le nostre visioni del mondo si rivelino tanto coerenti.

Il motivo per cui sono coerenti, spiega Margenau, non è perché i nostri cervelli sono simili o funzionano allo stesso modo, ma perché le nostre menti sono una.

Ci vuole una singola coscienza per comporre una visione singola del mondo, specie quando tale immagine viene assemblata dai circa 5 miliardi di cervelli esistenti sul nostro pianeta. Soltanto la Mente Una, la Mente Universale, potrebbe pervenire a un simile risultato. Per poter agire in questo modo, deve essere non localizzata nel senso di essere al di là di cervelli e corpi individuali. Se la Mente Una non elaborasse l'enorme mole di dati sensoriali percepiti ogni minuto dall'oceano di cervelli esistenti sulla terra, potremmo aspettarci la formazione di immagini del mondo talmente diverse da essere incomunicabili.

Qualcuno obietta che l'immagine da noi percepita della realtà è una perché esiste solo un mondo da cui trarla.Questa concezione è improntata a un ingenuo realismo.

Margenau e i fisici moderni in generale ci chiedono di superarla, perché non c'è una realtà «là fuori» da poter considerare totalmente esterna, obiettiva e uguale per ciascuno. Esiste un aspetto della realtà che è più profondo degli oggetti «esterni» e che deve includere la mente. In ultima analisi questa è la realtà dell'Uno, la Mente Universale che, nella sua più onnicomprensiva espressione.

La visione della Mente Una concorda con la fisica moderna e con molte delle grandi tradizioni spirituali dell'umanità. Se l'Uno è veramente questo, se è Uno, allora noi siamo parti di esso: ma non soltanto una «parte», perché allora noi violiamo la relazione non duale contro cui Wilber ci mette in guardia.

In ultima analisi, dobbiamo andare oltre all'idea che la nostra mente sia una parte di qualsiasi altra cosa: riconoscendo, come disse il fisico Schródinger, che a un certo livello noi siamo la Mente Una. Infatti se qualcosa fosse all'esterno di essa, compresi noi stessi, essa non potrebbe essere l'Uno: totale, completo, ultimo. Margenau, come Schródinger, si rende chiaramente conto delle implicazioni spirituali dell'assorbimento della «parte» nel tutto.

E' in causa niente di meno che la relazione dell'umanità con Dio. Come egli afferma: "Se le mie conclusioni sono corrette, ciascun individuo è parte di Dio o parte della Mente Universale. Uso la frase «parte di» con esitazione, ricordando il suo carattere approssimativo e la sua inapplicabilità perfino nella fisica recente. Forse un modo migliore di presentare la situazione è dire che ciascuno di noi è la Mente Universale ma afflitto da limitazioni che oscurano tutto fuorché un'esigua frazione dei suoi aspetti e proprietà".

Stefano Calamita

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