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Eugenio Benetazzo Report "DURI E PURI "

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19-01-2006 Dovè la tua Ferrari ?

EB Report "DURI E PURI"

Dovè la tua Ferrari ?

Dov' è la tua Ferrari ? Dov' è la tua Ferrari a rate ? Siamo cresciuti sin da bambini con la televisione che ci ha convinti che un giorno saremmo diventati tutti miliardari, rockstars, divi del cinema o piloti di un jet supersonico con la Ferrari nel garage . ma non è così, e lentamente ce ne stiamo accorgendo.

In questi ultimi tre anni in Italia è ormai emersa una nuova classe di poveri, quelli in giacca e cravatta, i nuovi schiavi del turbocapitalismo multinazionale, una nuova classe di morti di fame: quelli con il mutuo erogato al 100 per cento a tasso variabile, quelli con un lavoro atipico a singhizzo, quelli con l'utilitaria pagata a 20 euro al mese, quelli che fanno la spesa a rate di 5 euro al mese al centro commerciale.

Si spende anche quando non si può spendere (situazione molto preoccupante dal punto di vista socioeconomico), grazie a società finanziarie di prestito al consumo al limite dell'usura, pubblicizzate da qualche personaggio televi-sivo trasformato in addescatore mediatico per le sue fattezze ed aspetto rassicuranti. Cominciate a svegliarvi dal torpore innocente di chi si è fatto sinora abbindolare da questa "schiavitù mediatica dell'ultimo modello appena uscito" o del "beneficio senza sacrificio".

Sono ormai dappertutto, vi stanno bombardando e vi stanno convincendo a spendere anche quando non potete o non volete, la loro presenza è ormai dilagante (se non preoccupante): spot televisivi, radiofonici, inserzioni su te-state giornalistiche, volnatini nella cassetta della posta e sul tergicristallo dell'auto: chiedi e ti sarà dato. Quanto ti serve 5.000 euro ? 10.000 euro ? 25.000 euro ? E a che cosa ti servono ? Per rifarti le tette ? Per comprare il nuovo scooter a tuo figlio che ha preso cinque astersischi in prima superiore ? Per comprarti la nuova tv al plasma con cui giocare alla play(gay) station ? Non ti preoccupare, tanto non ti facciamo alcuna domanda, ci pensiamo noi: e la vita finalmente ti sorriderà. Per adesso.

Poveri Italiani: ormai avete iniziato a lucidare le maniglie del Titanic. Spendere il denaro che non si possiede è sin-tomo di una grave carenza di responsabilità, soprattutto se quel denaro lo si spende (non possedendolo) per anda-re in vacanza in qualche località esotica o per avere l'ultimo modello di videofonino ultima generazione: e tutto questo solo per poter fare lo sborone con gli amici del bar e/o per non sentirsi inferiori socialmente.
Mettetevelo nella zucca: siete consumatori, sottoprodotti di uno stile di vita che ormai vi ossessiona: sono vestito alla moda ? il mio cellulare è trendy ? la mia auto è "in" ? il mio look è "easy" ? mi fanno pena tutti quei ragazzi nelle palestre che cercano di modellare il proprio corpo per assomigliare a quei quattro modelli gay imposti dal tal stilista o dalla tal marca commerciale di jeans.

Pensate come rispetto a qualche decina d'anni il paese e la sua popolazione sono cambiati profondamente, quando per comperare una casa o un automobile si accantonava anno dopo anno, rinuncia su rinuncia, lira su lira ed alla fine arrivava il giorno tanto sospirato in cui si andava dal concessionario di auto o dal notaio per il rogito e si "cacciava fuori di tasca propria" sino al 60/70 per cento del prezzo di quello che si comperava. Il resto si finanzia-va. Razionalmente.

Allora sì, aveva senso dire: "Mi sono comprato l'auto, mi sono comprato la casa". Oggi sarebbe più opportuno af-fermare "la banca mi ha comprato la casa e l'auto anticipando tutto, spero di non essere globalizzato e perdere tutto, oltre che il posto di lavoro". In triveneto esiste una banca (purtroppo non posso farvi il nome) che eroga i mutui sino al 120 % per cento: non è un errore avete letto bene, vi prestano il denaro per acquistare in toto il 100 per cento dell'immobile e un 20 per cento in più per altre frivolezze (probabilmente per comprarvi già la bara da morto). Mala tempora currunt, sed peiora parantur: un ultima domanda. A quando la Ferrari a rate ?

Eugenio Benetazzo

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